Denti del giudizio: perché li abbiamo ancora e quando possono diventare un problema
Perché continuiamo ad avere dei denti che, molto spesso, non trovano abbastanza spazio per uscire correttamente?
È una delle domande più interessanti legate ai denti del giudizio. La risposta ci porta indietro nella storia dell’essere umano e riguarda l’evoluzione del volto, della mandibola, dell’alimentazione e delle nostre abitudini quotidiane.
I denti del giudizio non sono necessariamente denti inutili o destinati a creare problemi. Quando spuntano correttamente, sono sani e possono essere puliti con facilità, funzionano come normali molari. In molti altri casi, però, rimangono bloccati, crescono inclinati oppure emergono solo parzialmente, favorendo dolore, infiammazioni e difficoltà di igiene.
Vediamo perché accade, quali sono i segnali da non sottovalutare e quando può essere necessario estrarli.
Cosa sono i denti del giudizio (e perché si chiamano così?)
Normalmente una dentatura adulta completa è composta da 32 denti. Gli ultimi quattro sono i denti del giudizio:
- due nell’arcata superiore;
- due nell’arcata inferiore;
- uno per ogni lato della bocca.
Si trovano dietro i secondi molari e sono gli ultimi denti a tentare l’eruzione, generalmente tra la tarda adolescenza e la prima età adulta. Il momento esatto può comunque variare considerevolmente da una persona all’altra.
Curiosità: Il loro nome scientifico è terzi molari, ma sono universalmente noti come “denti del giudizio” perché fanno la loro comparsa generalmente tra i 18 e i 25 anni, l’età in cui si presuppone che una persona abbia raggiunto, appunto, l’età del giudizio o della maturità intellettiva.
A seconda dello spazio disponibile e della loro posizione, i denti del giudizio possono essere:
- completamente erotti, quando fuoriescono interamente dalla gengiva;
- parzialmente erotti, quando emerge soltanto una parte della corona;
- inclusi, quando rimangono completamente sotto la gengiva o all’interno dell’osso;
- malposizionati, quando crescono inclinati verso il secondo molare, verso la parte posteriore della mandibola oppure in posizione orizzontale.
Un dente viene quindi definito incluso quando non riesce a raggiungere la sua posizione normale nell’arcata, spesso per mancanza di spazio o per un orientamento non favorevole.
Denti del giudizio ed evoluzione della mandibola
I denti del giudizio, chiamati più precisamente terzi molari, rappresentano l’ultimo gruppo di denti a svilupparsi nella bocca.
Per i nostri antenati una superficie masticatoria più ampia era particolarmente utile. L’alimentazione era composta da cibi più duri, fibrosi, poco lavorati e spesso abrasivi, che richiedevano uno sforzo masticatorio maggiore e causavano una notevole usura dei denti.
Nel corso della storia umana, il passaggio a cibi cotti, tagliati, macinati e progressivamente più morbidi ha ridotto le sollecitazioni esercitate sull’apparato masticatorio. Gli studi antropologici hanno rilevato una relazione tra il tipo di alimentazione, lo stile di vita delle popolazioni e la forma della mandibola. Le popolazioni agricole, ad esempio, presentano caratteristiche mandibolari differenti rispetto alle popolazioni di cacciatori-raccoglitori.
Non si tratta, però, semplicemente di dire che “la mandibola si è rimpicciolita”. Entrano in gioco sia cambiamenti evolutivi avvenuti nel corso di moltissime generazioni, sia il modo in cui le ossa del volto si sviluppano durante la crescita in relazione agli stimoli masticatori.
Il risultato è che oggi molte persone sviluppano ancora quattro terzi molari, ma non sempre possiedono nelle arcate lo spazio sufficiente per accoglierli correttamente.
In altri individui, invece, uno o più denti del giudizio non si formano affatto. Questa condizione è chiamata agenesia dei terzi molari ed è una variante relativamente comune: una recente revisione sistematica ha stimato che circa il 23% della popolazione mondiale non sviluppi almeno un dente del giudizio.
Questo dato può essere messo in relazione con il tema più ampio dell’agenesia dentale, che abbiamo approfondito nell’articolo dedicato all’agenesia dentale nei bambini e ai denti definitivi che non si formano.
I denti del giudizio fanno sempre male?
No. Un dente del giudizio può rimanere completamente asintomatico per molti anni oppure per tutta la vita.
Quando è correttamente posizionato, ha spazio sufficiente, partecipa alla masticazione ed è facilmente raggiungibile con lo spazzolino, non esiste una ragione automatica per estrarlo.
I problemi si manifestano soprattutto quando il dente:
- non riesce a emergere completamente;
- rimane inclinato contro il secondo molare;
- è coperto parzialmente dalla gengiva;
- si trova in una zona difficile da pulire;
- sviluppa carie, infezioni o alterazioni dei tessuti circostanti.
È inoltre importante ricordare che l’assenza di dolore non garantisce necessariamente l’assenza di problemi. Alcune lesioni cariose o parodontali possono progredire inizialmente senza sintomi evidenti, motivo per cui la valutazione clinica e radiografica resta fondamentale.
Quali problemi possono causare i denti del giudizio?
Pericoronite: l’infiammazione della gengiva
La pericoronite è uno dei problemi più comuni legati ai denti del giudizio inferiori parzialmente erotti.
Quando una parte del dente rimane coperta da un lembo di gengiva, sotto questo tessuto possono accumularsi placca, residui alimentari e batteri. La zona diventa difficile da pulire e può infiammarsi.
I sintomi più frequenti sono:
- dolore nella parte posteriore della bocca;
- gengiva gonfia e arrossata;
- sapore sgradevole;
- alito cattivo;
- fastidio durante la masticazione;
- difficoltà ad aprire completamente la bocca (trisma).
La pericoronite può risolversi con un trattamento locale e una corretta gestione dell’infiammazione, ma se gli episodi diventano ricorrenti può essere indicata l’estrazione del dente responsabile.
Carie del dente del giudizio
La posizione molto arretrata rende spesso difficile raggiungere il dente del giudizio con lo spazzolino e con gli strumenti per la pulizia interdentale.
La placca può quindi accumularsi sulla superficie del terzo molare, provocando una carie che, in alcuni casi, risulta difficile o poco conveniente da restaurare.
La prevenzione e la diagnosi precoce restano fondamentali per proteggere tutti i denti naturali, come abbiamo spiegato anche nell’approfondimento dedicato ai trattamenti conservativi e alla prevenzione della carie.
Carie o danni al secondo molare
Un dente del giudizio inclinato può creare un punto di contatto difficile da pulire con il molare che si trova davanti.
In questo spazio possono accumularsi batteri e residui di cibo, aumentando il rischio di carie sulla superficie posteriore del secondo molare. In alcuni casi, il problema viene scoperto quando la lesione è già estesa, proprio perché si trova in una zona poco visibile.
Problemi gengivali e parodontali
La presenza di un dente del giudizio parzialmente erotto o malposizionato può favorire la formazione di una tasca gengivale dietro il secondo molare.
Nel tempo, l’infiammazione può interessare i tessuti di sostegno del dente vicino e contribuire alla perdita di attacco gengivale o di osso. Le condizioni parodontali associate ai terzi molari devono quindi essere valutate con attenzione durante la visita.
Per comprendere meglio come proteggere gengive e osso, è possibile leggere anche l’articolo sulla parodontite e sulle gengive che sanguinano.
Ascessi e infezioni
Quando l’infiammazione si estende ai tessuti circostanti può svilupparsi un ascesso, con raccolta di pus, dolore intenso e gonfiore.
In presenza di febbre, gonfiore del volto, difficoltà a deglutire o marcata limitazione nell’apertura della bocca è necessario contattare rapidamente il dentista. Questi sintomi possono indicare che l’infezione non è più limitata alla sola gengiva.
Cisti e riassorbimento delle radici
Più raramente, intorno a un dente incluso può formarsi una cisti, cioè una cavità contenente liquido che può aumentare di dimensioni e danneggiare progressivamente l’osso circostante.
La pressione o il contatto del terzo molare può inoltre contribuire al riassorbimento delle radici del dente vicino. Sono condizioni meno frequenti, ma rappresentano una delle ragioni per cui un dente incluso deve essere controllato nel tempo anche quando non provoca dolore.
I denti del giudizio spostano gli altri denti?
È molto diffusa l’idea che i denti del giudizio, cercando di spuntare, spingano tutta l’arcata in avanti e provochino l’affollamento degli incisivi inferiori.
In realtà, la posizione dei denti anteriori può modificarsi nel tempo per numerosi motivi: crescita residua delle ossa, cambiamenti dei tessuti, pressione delle labbra e della lingua, perdita di stabilità dopo un trattamento ortodontico e naturale maturazione delle arcate.
Le revisioni scientifiche non dimostrano in modo convincente che i terzi molari siano da soli la causa dell’affollamento anteriore. Per questo motivo, estrarli esclusivamente per impedire che gli incisivi si spostino non rappresenta automaticamente una soluzione corretta.
La valutazione deve essere effettuata insieme al dentista e, quando necessario, all’ortodontista.
Come si controllano i denti del giudizio?
La valutazione inizia con una visita clinica durante la quale vengono osservati:
- lo stato di eruzione;
- la posizione del dente;
- la salute della gengiva;
- la presenza di carie;
- le condizioni del secondo molare;
- eventuali sintomi o episodi infettivi precedenti.
L’esame radiografico più utilizzato è generalmente l’ortopanoramica, che permette di osservare contemporaneamente i denti, le radici, l’osso e le principali strutture anatomiche.
Nei casi più complessi può essere indicata una CBCT (una radiografia tridimensionale computerizzata), per analizzare con maggiore precisione il rapporto tra le radici del dente inferiore e il nervo alveolare oppure tra i denti superiori e il seno mascellare. Non è però un esame necessario in ogni situazione: viene prescritto quando può fornire informazioni utili alla pianificazione del trattamento.
Quando bisogna estrarre un dente del giudizio?
L’estrazione può essere indicata quando il dente presenta o provoca:
- episodi ripetuti di pericoronite;
- dolore persistente;
- carie non restaurabile;
- ascesso o infezione;
- danni al secondo molare;
- malattia parodontale;
- riassorbimento delle radici;
- formazione di una cisti;
- interferenze con altri interventi chirurgici o ortodontici;
- una posizione che rende impossibile mantenerlo pulito e funzionale.
Queste indicazioni rientrano nell’ambito della chirurgia orale, che comprende le estrazioni dentali e il trattamento delle patologie dei tessuti della bocca.
Un dente incluso va sempre tolto?
Non necessariamente.
La gestione dei denti del giudizio asintomatici e privi di patologie deve essere personalizzata. Negli ultimi anni si è diffusa anche la pratica della gemmectomia, cioè la rimozione delle gemme dei denti del giudizio quando sono ancora in una fase iniziale di sviluppo, generalmente durante l’adolescenza.
Questa procedura viene presa in considerazione soprattutto in alcuni casi selezionati, ad esempio quando gli esami mostrano che il futuro dente del giudizio potrebbe non avere spazio sufficiente per spuntare correttamente oppure potrebbe creare problemi ai denti vicini.
È importante però sottolineare che la gemmectomia non è un intervento da eseguire automaticamente su tutti i ragazzi. La decisione deve essere valutata caso per caso, considerando diversi fattori: lo sviluppo delle arcate dentarie, la posizione delle gemme, lo spazio disponibile, l’età del paziente e il rapporto tra benefici e possibili rischi.
Alcune linee guida raccomandano di non rimuovere automaticamente un terzo molare incluso se non sono presenti malattie o danni dimostrabili. Anche quando si parla di denti del giudizio ancora in formazione, quindi, non esiste una regola valida per tutti.
La revisione Cochrane, cioè un’analisi scientifica che raccoglie e valuta i risultati di diversi studi clinici, non ha trovato prove sufficienti per stabilire che tutti i denti inclusi asintomatici debbano essere estratti oppure conservati. La scelta va quindi presa considerando la situazione clinica individuale, i rischi dell’intervento e la possibilità di effettuare controlli periodici.
Quando si decide di non intervenire, il dente non dovrebbe semplicemente essere “dimenticato”: è opportuno inserirlo in un programma di sorveglianza clinica e radiografica.
Come avviene l’estrazione?
La procedura cambia in base alla posizione del dente.
Un dente completamente erotto può essere rimosso con un’estrazione relativamente semplice. Se invece è incluso nell’osso o coperto dalla gengiva, può essere necessario un piccolo intervento chirurgico.
Generalmente il dentista o il chirurgo orale:
- esegue l’anestesia locale;
- accede al dente attraverso una piccola incisione della gengiva;
- rimuove, quando necessario, una minima quantità di osso;
- può dividere il dente in più parti per estrarlo in modo più controllato;
- deterge la zona;
- applica eventuali punti di sutura riassorbibili.
La durata e la complessità dipendono dalla posizione, dalla forma delle radici e dal rapporto con le strutture anatomiche vicine.
Che cos’è la coronectomia?
Nei denti del giudizio inferiori le radici possono trovarsi molto vicine al nervo alveolare inferiore, responsabile della sensibilità del labbro e del mento.
In alcuni casi selezionati, per ridurre il rischio di danneggiare il nervo, può essere proposta una coronectomia. Questa tecnica prevede la rimozione della sola corona del dente, lasciando intenzionalmente le radici in posizione.
Non è una soluzione adatta a tutti e deve essere valutata sulla base degli esami radiografici e delle condizioni cliniche.
Cosa aspettarsi dopo l’estrazione: consigli pratici per una pronta guarigione
Dopo la rimozione di un dente del giudizio è normale avvertire:
- dolore controllabile con la terapia farmacologica prescritta;
- gonfiore (che raggiunge il picco massimo nelle prime 36-48 ore);
- rigidità della mandibola;
- difficoltà temporanea nella masticazione;
- lieve sanguinamento o salivazione rosata nelle prime ore.
Dolore e gonfiore tendono normalmente a migliorare dopo i primi giorni, anche se la completa scomparsa dei fastidi può richiedere una o due settimane nei casi più complessi.
🍽️ Cosa mangiare dopo l’intervento?
Nelle prime 24-48 ore prediligi cibi freddi o a temperatura ambiente, morbidi o liquidi (es. gelato, yogurt, vellutate tiepide, purè, frullati). Evita cibi caldi, piccanti, acidi (come gli agrumi) o contenenti piccoli semi (kiwi, fragole, pomodori) che potrebbero incastrarsi nella ferita e causare infezioni.
❌ Errori da evitare assolutamente:
Non utilizzare cannucce per bere: l’effetto di suzione crea una pressione negativa in bocca che può rimuovere il coagulo di sangue protettivo, rallentando la guarigione e portando a una dolorosa complicazione chiamata alveolite secca.
Non sciacquare la bocca o sputare vigorosamente nelle prime 24 ore: anche questo potrebbe scalzare il coagulo. Dal giorno successivo potrai fare risciacqui delicati con acqua tiepida e sale o con il collutorio specifico a base di clorexidina consigliato dal medico.
Non fumare: il fumo riduce l’ossigenazione dei tessuti della gengiva, aumenta drasticamente il rischio di infezioni e raddoppia i tempi di guarigione.
Quando è necessario rivolgersi rapidamente al dentista?
È consigliabile richiedere una valutazione se compaiono:
- dolore intenso o in aumento dopo 3-4 giorni dall’intervento;
- gonfiore della gengiva o del volto che aumenta anziché diminuire;
- febbre alta;
- fuoriuscita di pus;
- sapore cattivo persistente;
- difficoltà grave ad aprire la bocca o a deglutire;
- sanguinamento abbondante che non si arresta con la compressione;
- perdita o alterazione della sensibilità del labbro o del mento che persiste molte ore dopo l’intervento.
Aspettare che il dolore passi da solo può permettere a un’infezione o a una lesione del dente vicino di progredire.
Il consiglio del Dott. Alessandro Nasponi
I denti del giudizio raccontano una parte interessante della nostra evoluzione, ma non seguono una regola uguale per tutti.
Alcune persone non li sviluppano, altre li hanno perfettamente allineati e funzionali, mentre in altri pazienti possono rimanere inclusi o provocare infiammazioni e danni ai denti vicini.
La domanda corretta non è quindi: “I denti del giudizio devono essere sempre estratti?”, ma piuttosto: “Nella mia situazione è più sicuro conservarli, controllarli oppure rimuoverli?”
La risposta può arrivare soltanto attraverso una visita, una valutazione radiografica e un piano costruito sulle caratteristiche specifiche del paziente. Se avverti dolore nella parte posteriore della bocca, hai avuto episodi di gonfiore oppure vuoi conoscere la posizione dei tuoi denti del giudizio, puoi prenotare una visita presso Odontoiatria Nasponi a Roma. Intervenire al momento giusto permette di prevenire complicazioni e proteggere anche i denti vicini.

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